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Il diritto alla partecipazione, come previsto nella Carta di Palermo, afferma che la vita democratica deve basarsi sull’inclusione attiva di tutti i residenti, indipendentemente dalla cittadinanza o dallo status legale. La Carta sottolinea che chi vive, lavora e contribuisce a una città dovrebbe avere voce nel definire le sue istituzioni, le sue politiche e il suo futuro collettivo.

Per oltre un decennio, Palermo è stata un modello globale di partecipazione politica per i migranti, ma di recente questo ruolo è diminuito. Due anni prima della pubblicazione della Carta, l’amministrazione del sindaco Leoluca Orlando ha istituito la Consulta delle Culture, una sorta di consiglio comunale dei migranti. Tutti i migranti con permesso di soggiorno in città potevano votare per l’elezione della Consulta, i cui membri erano rappresentativi in modo proporzionale della popolazione migrante cittadina, con molte persone dall’Africa, dall’Asia e dall’Europa orientale e un numero minore dalle Americhe. La Consulta promuoveva il coinvolgimento delle comunità migranti e diasporiche negli affari municipali e civici e sosteneva il lavoro di diverse associazioni comunitarie.

Tuttavia, sotto il successivo sindaco Roberto Lagalla, la Consulta si è indebolita e l’amministrazione comunale le ha tolto lo spazio che occupava a Palazzo Cefalà. Pur non potendo chiudere legalmente la Consulta, l’amministrazione Lagalla non ha indetto nuove elezioni e, nel 2026, l’ha di fatto sostituita con il Forum delle Culture, un organismo non eletto composto da persone delle comunità migranti e diasporiche scelte dall’amministrazione, anziché dal pubblico più ampio dei migranti della città.

Anche se i partecipanti alle interviste foto-voce hanno parlato raramente di partecipazione politica e voto in termini specifici, molti hanno identificato la mancanza della cittadinanza per nascita in Italia e le barriere all’ottenimento dello status legale come barriere alla piena realizzazione del loro diritto a partecipare alla società italiana in vari modi.

Diritto di partecipazione

Volantino in francese che invita a votare al referendum italiano del 2025 per ridurre il numero di anni di attesa prima di poter richiedere la cittadinanza. La proposta è stata respinta dagli elettori.

  • “Prendiamo un bambino nato qui che ha il potenziale per diventare medico, o che possiede qualifiche superiori a quelle di un cittadino italiano: semplicemente non viene accettato. Invece si grida ‘Italia First’ e così via, un po’ come la retorica dei sondaggi o il linguaggio usato da politici di destra. ‘Prima gli italiani, poi gli italiani, e poi gli stranieri.’ È uno slogan che dovrebbe essere bandito dal vocabolario di qualsiasi politico.”

    —Membro della comunità ivoriana

  • “Il diritto di voto è qualcosa che ha un impatto profondo sulla vita degli immigrati, proprio a causa delle decisioni prese da altri… L’esercizio del diritto di voto è profondamente intrecciato con il tema dell’integrazione, un argomento che merita certamente riflessione e dibattito.”

    —Membro della comunità dello Sri Lanka

  • “Quando sei capo di Stato, devi sapere come riconciliare, devi sapere trovare le parole giuste per non scatenare violenza o odio.”

    —Membro della comunità tunisina

  • “Il governo non può cambiare la legge se noi non andiamo lì a parlarne, a lottare, a stare per strada, a parlare dei nostri diritti.”

    —Membro della comunità nigeriana