Diritto al futuro
Il diritto a un futuro, come riflesso nella Carta di Palermo, afferma che tutte le persone, in particolare i minori non accompagnati e i migranti vulnerabili, devono avere accesso alla sicurezza, alla stabilità e alle condizioni necessarie per costruire vite significative.
Le leggi e i valori sociali italiani mostrano generalmente un forte impegno per i diritti dei bambini e dell’infanzia. Tuttavia, le comunità migranti e diasporiche vivono questo impegno in modi molto diversi e più limitati rispetto a quelli dei bambini nati da genitori italiani. Il sistema italiano dello ius sanguinis (cittadinanza per sangue), invece dello ius soli (cittadinanza per nascita, cioè cittadinanza automatica per i bambini nati sul territorio italiano), significa che i bambini nati da migranti non cittadini possono richiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto diciotto anni. Questo, a sua volta, limita la loro capacità di realizzare e godere di una varietà di diritti umani, incluso, alla fine, il diritto a un lavoro dignitoso per il quale sono qualificati tanto quanto i bambini cittadini italiani con cui frequentano scuola e università.
I partecipanti a questa ricerca, tra cui molti giovani adulti delle comunità Tamil e dell’Africa settentrionale e occidentale, hanno evidenziato queste disuguaglianze e le sfide che comportano. Tra queste, l’impossibilità di accedere al pubblico impiego, che spesso rappresenta una delle forme di lavoro più stabili e meglio retribuite nel mercato del lavoro limitato del Sud Italia. Di conseguenza, molti giovani adulti delle comunità tamil e bengalese e di altre comunità finiscono per lasciare Palermo per cercare un lavoro migliore e più dignitoso nel Nord Italia, nel Nord Europa e nel Regno Unito.
Festa di compleanno per un bambino di un anno nella comunità bangladese di Palermo.
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“Una persona che ha passato cinque anni qui dovrebbe avere il permesso di restare, il permesso di soggiorno. Ma non glielo danno.”
—Membro della comunità nigeriana
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“È il diritto dei bambini andare a scuola come migranti in un Paese straniero.”
—Membro della comunità nigeriana
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“Il diritto alla cittadinanza per i bambini stranieri nati qui resta molto complicato... Si parla persino di rendere la legge ancora più restrittiva, richiedendo ulteriori anni di prova della residenza anche dopo i 18 anni... È un diritto di nascita, e dovrebbe essere trattato come tale qui.”
—Membro della comunità ghanese
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“Dovrebbe essere automatico... il bambino non ha chiesto di venire... Come puoi dare un documento al padre e dire al bambino che non lo merita?”
—Membro della comunità ivoriana
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“I nostri figli nati qui, nonostante tutti i titoli e le qualifiche che hanno, non riescono a integrarsi... sono costretti a lasciare l’Italia e andare a lavorare altrove.”
—Membro della comunità ivoriana
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“Il ricongiungimento familiare non può dipendere dal capriccio di un proprietario di casa. È un diritto fondamentale; negarlo significa recidere legami, infrangere sogni e spezzare vite.”
—Membro della comunità ghanese